Mimmo Magro: “Non fu Ferrari a portare il progettista Vittorio Jano all’Alfa Romeo”

Mimmo Magro, ex direttore del Museo Alfa Romeo, smentisce le dichiarazioni rilasciate ai giornalisti da Enzo Ferrari e date per vere in alcuni film e in diversi libri sulle origini del Biscione

MEZZOVICO  –  “I dieci anni di Romeo sono stati dieci anni intensi. Intensi perché è nata l’Alfa Romeo. A volte mi chiedo se la I guerra mondiale ha partorito l’Alfa Romeo:  se non ci fosse stata, era fallita l’Alfa. L’Alfa è nata sulle cenere della Darracq, fondata (da Pierre-Alexandre Darracq che nel 1911 si diede a investire nel settore alberghiero, ndr) prima a Napoli e poi arrivata a Milano con un gruppo di imprenditori fra cui Ugo Stella.  E’ iniziato così il racconto storico all’evento di CulturAlfa a Mezzovico di Mimmo Magro, già direttore del Museo Storico Alfa Romeo.

“Diciamo – ha spiegato – che la prima vettura, la 24 HP, ha attaccato molto. In meno di un anno. Perché la società è iniziata a gennaio, il 24. Diventa Alfa il 24 giugno del 1910 e già in settembre c’era la 24 HP. E c’è stato un ordine di cento vetture. Si costruisce la 24 HP, la 12 HP, la 4060, una vettura prettamente da competizione, che al debutto vince subito la ‘Parma-Poggio di Berceto’. La 12 HP il circuito di Modena. Si  va avanti fino al 1913. Scoppiano molti scioperi e c’è l’occupazione delle fabbriche. Prima dell’Alfa anche dell‘Ansaldo, della Bianchi eccetera. Dopo gli scioperi è subito guerra e a questo punto iniziano  a venire meno le risorse economiche per gli impianti”.

L’Alfa,  l’Anonima lombarda fabbrica automobile chiude nel 1914 alla vigilia della prima guerra mondiale. Si arriva al 1915. E’ qui che si affaccia la figura dell’ingegnere campano.

Nel 1915 – ha continuato Magro –  la Banca di sconto italiana, dove Nicola Romeo era un figlio proprio,  preleva quel poco che economicamente era rimasto e dà tutto a Nicola Romeo per portare avanti l’Alfa. Siamo in guerra, arrivavano le commesse per produrre materiale bellico. L’Ansaldo,  la Bianchi,  la Fiat,  il Romeo avevano già delle esperienze. Però erano piccole. Si inizia quindi a comperare intorno altri stabilimenti per poter acquisire i torni che servivano per produrre proiettili.  Come diceva anche Stefano Salvetti, arrivavano le commesse, pagavano bene e si inizia a produrre materiale bellico. Alla fine della guerra si riprende con le vetture. Erano rimaste la 4060, la 2030, la 12 HP. Vettori che bisognava però rimodernare. Ed è sulla 2030 che per la prima volta compare il marchio Alfa Romeo”.

Una macchina, la 2030, che il Museo Alfa Romeo recuperò ai tempi di Magro in Australia da un certo Johnson in cambio di una 2000 sportiva. Era importante riavere la prima Alfa Romeo, – ha raccontato Magro facendo una piccola digressione  – così abbiamo fatto questo sforzo dando la 2000 sportiva,  che per fortuna è rientrata dopo tanti giri”.

Nel dopoguerra l’Alfa Romeo comincia a partecipare alle corse automobilistiche.Ma – ha continuato Magro – la Banca di sconto inizia ad avere dei problemi e nel 1921 fallisce. Certi personaggi come Angelo Pogliani, che era l’amministratore delegato della Bis, Ugo Ojetti (socio di Romeo)  e Giuseppe Merosi, che era il primo progettista dell’Alfa, ce li portiamo fino al ‘25, al ‘28, al ‘29Fino a che Romeo se n’è andato via. Pogliani e Ojetti sono sempre stati legati nel tempo a Nicola Romeo. Si è andati avanti e i soldi rimasti  della Bis sono confluiti nella Banca nazionale di credito. Finita  un’era,  subito l’altra banca sovvenzionava. Perché quando si inizia a ristrutturarsi, ci vogliono soldi. L’Alfa  non poteva rimanere  in quel modo là. Non aveva più senso. Però Nicola Romeo era lungimirante. Forse l’ha inventato lui il marketing. Non lo so. Parlava poco,  ma quando parlava era ascoltato”.

Tornando al dopoguerra, Romeo riprende la produzione automobilistica prima con Merosi e poi con Vittorio Jano,  che riesce a strappare alla Fiat di Torino. L’idea era di vincere le corse automobilistiche. “Romeo capiva – ha continuato Magro – che poteva diventare internazionale. La P2 vinceva e le vittorie venivano riportate sulle pagine della ‘Domenica del Corriere‘ e della ‘Gazzetta dello Sport‘. Le  vetture giravano il mondo e cominciarono ad arrivare anche negli Stati Uniti”.

Poi la smentita su Ferrari: Non è stato Enzo Ferrari a portare Vittorio Jano all’Alfa Romeo: “Come diceva Piera Romeo – ha detto Magro – non è vero che Jano sia stato portato in Alfa Romeo da Ferrari. Non è così. Arrivò Bazzi, un meccanico Fiat che disse: “Guardate che là c’è uno molto bravo che non è contento”. Edoardo Fucito (socio e amico di famiglia di Romeo, ndr),  che era l’ombra di Nicola Romeo, disse: “Vediamolo. Parliamo. Vado a vedere un attimino”. Così Fucito andò con Rimini (Giorgio Rimini era l’allora direttore commerciale di Romeo, ndr)  una prima volta da Jano. Ma la moglie di Jano, Rosina, non era tanto convinta di trasferirsi a Milano. Jano accettò nel secondo incontro con Fucito. Jano poi ebbe problemi con la Fiat,  ma questo non ci interessa.  Nel frattempo ricordiamoci sempre che Merosi era un grande. Ha progettato vetture con un motore veramente evolutivo che vincevano la Grand Prix”.

Secondo Magro non è vero inoltre che  l’era di Nicola Romeo all’Alfa Romeo si esaurirebbe con la sua uscita dalla compagine societaria, nel 1928. Ha voluto sottolineare che se l’Alfa Romeo è sopravvissuta alla crisi del 1914 è perché Nicola Romeo ha gettato le basi per la sua sopravvivenza e ai posteri i futuri alloriMagro ha anche ricordato come una volta divenuto senatore, Nicola Romeo si spese, incompreso, per il futuro dell’aviazione.

“E’ stato fischiato – ha detto – ma ci aveva visto bene. Lui era avanti nelle cose. L’Alfa Romeo non poteva esistere, continuare se non ci fosse stato lui a portarne le basi. Ha voluto Jano.  Ascari inizia a vincere e apre le prime concessionarie per vendere le Alfa in Portogallo, Spagna, Francia e Londra. Perciò già vedeva, pensava un futuro. Altrimenti non andava a investire. Ebbe l’intelligenza di dare ad Ascari, ai piloti, questi oggetti come la P2. L’intelligenza di vendere anche le altre”.

E’ con questa intelligenza che nel 1925 con il pilota Brilli Peri entra nella storia dell’automobilismo vincendo il primo campionato del mondo.  Una vittoria, un culmine,  che segna però anche la parabola discendente di Nicola Romeo all’interno dell’Alfa Romeo e il suo personale dispiacere.

Nel ’25 –  ha continuato Magro,  cercando di dare una spiegazione agli eventi  di quegli annisuccede che una manina,  che poi io ritrovo anche nel ’34, non sapeva se chiudere l’Alfa o mandare solo via Nicola Romeo per qualcosa. A un certo punto il cda, facendolo presidente,  l’ha un po’ tolto da quella che era l’Alfa. Romeo ha resistito. Si è continuato a lavorare. Non  è che dice: “Ragazzi è finita l’Alfa“. No,  è andata avanti. Sono venute fuori le vetture che poi hanno dato lustro nel mondo. La 100 che ha vinto la Mille Miglia, la 1750 … c’erano in azienda piloti come Varzi e Nuvolari, grandi piloti. Altrimenti andavano con la Mercedes. All’inizio degli anni 30 i  risultati davano ragione a Nicola Romeo: l’Alfa Romeo sbaragliava tutto”.

Ma il pioniere termina i suoi giorni fiaccato nell’animo. Poi alla fine – ha considerato Mimmo Magro – c’è un Nicola Romeo, un po’ stanco, come diceva Piera Romeo, deluso. Ma nessuno sa perché. Io immagino, come dicevo prima, che la stessa manina del ‘34, che aveva tentato già nel ‘33, facendo entrare l’Alfa Romeo come la Isotta Fraschini nell’orbita dell’Iri, e nell’Iri è arrivato un signore che ha tentato di chiudere l’azienda. Ma gli operai  se ne sono accorti. Hanno fatto uno sciopero, bloccato l’azienda e l’hanno mandato via. E allora credo che la stessa manina, probabilmente nel ‘25, ha fatto questa cosa e così è uscito di scena Nicola Romeo, ma non l’Alfa Romeo. Senza Nicola Romeo,  l’Alfa Romeo non ci sarebbe stata. Finiva con l’Alfa,  che era chiusa, messa là in vendita. Se non interveniva Romeo non credo che sarebbe intervenuta la  Banca di sconto. No, era Nicola Romeo che vedeva e ha detto “Dammi sti soldi, prendiamo l’Alfa perché è interessante”. Insomma, così purtroppo esce di scena. C’è questo distacco amaro, come anche ne parlavamo con la famiglia Romeo. Questo distacco veramente amaro dell’uscita da questa azienda. Qui ho cercato di far ascoltare alcune cose che magari non si leggono facilmente sui libri per far conoscere meglio chi era Nicola Romeo”.

Ombretta T. Rinieri

Qui il video integrale dell’evento

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