“L’azienda di Romeo non era un’azienda artigianale, ma un colosso eccletico – Le vittorie ai gran premi più come medaglietta per far sapere alla gente che aveva vinto – Però è Nicola Romeo che ha fatto l’Alfa Romeo”
MEZZOVICO – Lettura particolare della storia dell’Alfa Romeo quella rilasciata ad Axel Marx dal segretario di Alfa Blue Team Stefano Salvetti nel corso di una video-intervista registrata e proiettata all’evento di CulturAlfa di Mezzovico il 23 marzo scorso. Salvetti ha ricostruito il percorso storico-industriale degli esordi dell’Alfa Romeo fondando i suoi presupposti sui verbali delle riunioni del cda conservati presso l’Archivio storico Alfa Romeo, sui periodici dell’epoca, automobilistici e non, fra cui ha citato ‘Auto Italiana Motore’, ‘Italia Motori e Sport’, ‘L’illustrazione italiana” e su quotidiani come ‘il Popolo d’Italia’ e specialistici quali ‘Ali d’Italia per l’aviazione’, ‘la Marina mercantile per i motori marini’, eccetera.
“Sfatiamo un mito, la leggenda – ha detto cominciando il suo racconto – che all’epoca, l’Alfa fosse una piccola azienda artigianale e di alto livello. Era sicuramente di altissimo livello, però non era artigianale. Era un colosso, seconda l’Ansaldo che era il colosso italiano, diciamo, per eccellenza, insieme poi alla Fiat. La Romeo era l’azienda privata più indebitata con la Banca Italiana di sconto … tramite Ojetti, che era amico personale di Romeo e influente giornalista, potevano trattare direttamente con Mussolini. Questo fa capire quanto fosse imponente la società all’epoca”.
Gli utili dell’Alfa Romeo non sarebbero derivati dalla costruzione delle macchine da corsa o dall’”aver scelto tecnici importanti e bravi come Jano, ma dall’aver fatto altre lavorazioni. E queste lavorazioni sono le locomotive da cui arrivavano i primi veri utili dell’azienda”.
Ma chi era Nicola Romeo?
“Innanzitutto era un ingegnere di ampio bagaglio tecnico culturale, – ha risposto Stefano Salvetti – ha vissuto e studiato all’estero. Sapeva più lingue, cioè una cosa non scontata per l’epoca. Ha respirato l’area del Portello per almeno una decina d’anni, prima di rilevare l’Alfa, perché aveva una sua azienda vicino al Portello, in via Ruggero di Lauria, dove commercializzava i compressori d’aria fatti su licenza americana. Era agente anche per l’Italia di una delle acciaierie più importanti inglesi. Romeo acquisisce l’Alfa, la rileva, ma l’Alfa stessa sparì, cioè come società non esisteva più. A quel punto lì era tutto sotto l’impero Romeo della Società Anonima Italiana Ingegner Nicola Romeo, la società di Romeo, che comprendeva tutto e che si è ampliata velocemente grazie alle commesse belliche, soprattutto statali: ha costruito munizioni, compressori d’aria e, vicino allo stabilimento Alfa, dei capannoni limitrofi cui diede il nome delle città redenti dell’epoca, in un patriottismo che era utile a esibirsi dell’epoca, e quindi Trento, Trieste e Gorizia”.
Salvetti ha continuato affermando: “La Romeo requisì quasi tutti i torni vecchi della Lombardia” e che “altri furono ordinati a prezzi inverosimili”. “Lo stesso Romeo – ha detto – nelle lettere familiari, nelle lettere Ojetti, diceva che erano gli anni dei guadagni favolosi, un letto di rose, un periodo di vittoria morale per la nostra industria. E così per confronto all’epoca, diciamo un po’ prima, un po’ dopo, quando si costruivano le auto, costavano 10-15mila lire. Il fatturato dei proiettili era 80 milioni di lire, 60 milioni di lire i gruppi perforatori con il capitale sociale, che era prima 30 milioni, poi 50 con l’Ansaldo, che aveva 500 milioni di capitale sociale”.
A prima guerra mondiale conclusa, “Romeo continua nelle sue varie costruzioni. Entra in mondi nuovi, anche nell‘agricoltura. Su licenza Titan, sempre americana, ha costruito un trattore agricolo. E poi, vabbé, riprende anche la produzione automobilistica e per la prima volta si vede lo stemma Alfa Romeo. Però era solo uno stemma. La società che possedeva tutto, era sempre la società anonima italiana ingegnere Nicola Romeo, e questo era diciamo solo uno stemma che andava applicato alla calandra dell’auto. Ma la società Alfa Romeo, ufficialmente, arrivò paradossalmente quando Romeo era già fuori dall’azienda con il cambio dello statuto sociale nel marzo 1930”.
Riassumendo Stefano Salvetti ha attribuito a Nicola Romeo una grande fortuna economica non tanto alla produzione post bellica di automobili, la cui partecipazione alle corse, anzi, comportava un grosso esborso di denaro quanto all’aver diversificato la produzione e il commercio nei settori agricolo, minerario-estrattivo, ferroviario e di materiali, macchinari e accessori per opere e lavori pubblici, per l’esercito, l’aviazione e la marina.
“Lo stabilimento Alfa era neanche il 10% di tutto il complesso della Romeo, – ha sottolineato Salvetti – nei primi anni 20 prese su licenza inglese a costruire motori d’aviazione, che divenne il settore più importante della Romeo prima e dall’Alfa Romeo. Dopo, per almeno due decenni, cioè fino alla seconda guerra mondiale, insieme ai mezzi pesanti, negli anni 30, e dopo per la ricostruzione post bellica. E poi altre cose: nel 1923, per esempio, prese la licenza dalla Westing House per costruire gruppi elettrogeni in un’Italia che non aveva la rete elettrica odierna. Avere dei gruppi elettrogeni per le industrie, le case, era importante. Anche qui per far capire quanto fosse eclettica l’azienda di Romeo, quindi tante lavorazioni varie a Milano”.
Il pallino ferroviario di Romeo, lo porta ad acquisire gli stabilimenti per la costruzione dei vagoni di Saronno, Roma e Napoli. “Mi piace pensare – ha detto il segretario di Alfa BlueTteam – la Romeo fosse un po’ in tutta Italia, perché i compressori cui venivano attaccate attrezzature varie servivano in tantissimi cantieri edili sparsi per l’Italia. Con le sue trivelle si poteva trivellare nei terreni anche a centinaia e centinaia di metri di profondità. Ma Romeo non significava solo Italia, perché nel 1923 apre una sua società a Parigi, che era un po’ il centro automobilistico europeo e una a Barcellona. A Londra e Berlino aveva delle agenzie”.
Intanto in Sudamerica due personaggi si misero sulle orme di Nicola Romeo e “… uno fondò il registrò Alfa, l’altro Romeo e poi fondarono queste due società e, a detta loro, a questo punto detenevano il nome Alfa Romeo. Romeo dovette perderci il sono. Poi..le vie vie legali… Ciò per far capire quanto, a metà anni 20, fosse già internazionale il nome Alfa Romeo”.
Secondo quanto ricostruito da Stefano Salvetti, il reparto area compressa e sondaggi della Romeo fatturava il doppio di quello automobilistico e il reparto aviazione, addirittura quattro volte tanto quello automobilistico.
“Dal reparto auto – ha detto – moltissimo era in perdita. E poi onestamente, diciamo, la seconda metà degli anni 20 è un periodo un po’ buio dell’auto perché le RL erano oramai vecchie, le 6C 1005 1750 non avevano ancora preso piede. I gran premi li vedevano tutti e secondo me lo stesso Romeo li teneva per farsi, diciamo, più pubblicità come medaglietta che per far sapere alla gente che aveva vinto. Il primo campionato del mondo in cuor suo, anche dagli studi elettrotecnici che ha fatto, secondo me, era il reparto ferroviario. Quello che gli interessava di più, al di là degli utili, proprio come sua passione”.romeo nicola
Estromesso Nicola Romeo dalla dirigenza, “l’azienda si dedicò solo alle automobili. Ma l’azienda non avrebbe potuto permetterselo, sarebbe già fallita. Senza i motori d’aviazione, senza i mezzi pesanti non avrebbe potuto continuare. Le pubblicità che vediamo sempre sulle riviste dell’epoca, a questo punto sono marchiate Alfa Romeo, rispetto a quelle della prima società anonima Ingegner Nicola Romeo. Quelle immagini non sono più presenti negli archivi. Anche in quelli Alfa Romeo. Senza queste pubblicità noi non sapremmo che l’Alfa faceva le locomotive, i compressori stradali o tutte le altre cose”.
“Che bilancio ti sei fatto Stefano su Nicola Romeo come persona?”, ha chiesto Axel a Stefano Salvetti.
“Nicola Romeo –ha risposto – era sicuramente un talentuoso imprenditore, tanto che fu insignito di una carica importantissima che era senatore del Regno. Di ampie vedute sicuramente e di fervente interesse, abbiamo visto, per tutti i campi politici, industriali, economici e poi, soprattutto, fu il vero costruttore di tutto. Il vero imprenditore che ha fatto tutto. Perché poi alla storia sono passati certe volte più Gobbato, Luraghi come manager presidenti che tirarono su l’Alfa. Sicuramente la resero ancora più famosa in tutto il mondo. Però, tra virgolette, erano solo dei manager, cioè gestivano qualcosa che un altro ha fatto. In questo caso Nicola Romeo che ha costruito tutto. Diciamo che noi appassionati studiosi dell’Alfa siamo un po’ i custodi della storia dell’Alfa, ma è Nicola Romeo che l’ha fatta. Noi la studiamo solo. Quindi grazie Nicola Romeo”.
O.T.R.
Qui il video integrale dell’evento
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