RSA – Il Notiziario incontra l’associazione “Insieme Amici della Casa di Riposo”
ARESE – Sabato 7 marzo si è tenuto al centro diurno della rsa Gallazzi Vismara uno dei due incontri mensili dell’Alzheimer Caffè, uno spazio temporale dedicato ai caregiver di persone affette da deterioramento cognitivo che, coordinato da personale esperto, consente ai familiari di uscire dalla solitudine che li caratterizza nella comune esperienza della cura dei propri cari a casa e di scambiarsi consigli e suggerimenti.

E’ stata questa l’occasione per incontrare i volontari dell’associazione Insieme Amici della Casa di Riposo che opera da trent’anni in rsa, che in Gallazzi Vismara ha la propria sede legale e che sabato in supporto all’animatrice della struttura Gina intrattenevano nel frattempo gli anziani nei locali del centro diurno con un’attività di arte terapia.

“Insieme Amici della casa di Riposo – racconta Marco Manfredini, presidente dell’associazione da un lustro, 68 anni, in pensione e con un’esperienza alle spalle di un genitore affetto di Alzheimer – nasce negli anni 90. La nostra attività è quella di affiancare il personale interno durante le attività ricreative. Ogni mese le animatrici stilano un programma di animazione e noi le affianchiamo dando loro anche un supporto logistico nell’aiutare a portare gli anziani, molti in carrozzina, presso i punti dove si tengono le attività”.
La giornata tipo di un anziano ricoverato in rsa inizia la mattina di buon ora con l’alzata, l’igienizzazione e la colazione nel salone di piano per tutti coloro che non sono allettati (ogni piano ha la sua sala comunitaria). Poi iniziano le attività ricreative, la ginnastica o la fisioterapia, singole o di gruppo, a seconda del piano di assistenza socio sanitaria calibrato sulle singole persone dal personale medico infermieristico. Pranzo alle 12 seguito dal riposino. Tra le 14 e le 15 si ricomincia daccapo con lo schema del mattino. Poi cena alle 18 e messa a riposo nelle proprie stanze entro le 21. Nei momenti scarichi, c’è anche la tv.

“La nostra associazione – continua Manfredini – conta una ventina di volontari, di età eterogenea, in prevalenza donne e e con una provenienza anche dai comuni limitrofi. Ci sono persone come me in pensione, altri che lavorano, altri che studiano. C’è chi ha famiglia e chi no. L’associazione è aperta a tutti. Ognuno di noi dà una sua disponibilità in base ai propri impegni personali. Tutti i giorni, tranne il sabato e la domenica che vengono i parenti, in rsa ci sono sempre la mattina e il pomeriggio due volontari presenti per un’ora e mezza – due. Nel 2025 abbiamo dedicato in struttura circa duemila ore”.interviste
Fra le attività ricreative organizzate in struttura vi sono attività manuali di arte terapia come il disegno e la pittura, attività cognitive come la tombola e i quiz e attività di stimolazione sensoriale come la musica e il ballo.

I volontari sono sempre presenti e danno il loro supporto agli anziani e al personale interno. Due volte al mese, sono anche presenti il sabato in occasione appunto delle riunioni dell’Alzheimer Caffè. Poi ci sono delle attività organizzate dai volontari stessi.
“Noi abbiamo anche una piccola cassa – racconta Manfredini – che ci arriva da singole donazioni o dal 5×1000. Con questo denaro finanziamo delle attività supplementari. Per esempio abbiamo acquistato per il centro diurno dove gli anziani vengono solo per la giornata il materiale necessario per organizzare l’orto sospeso: dei davanzali con i vasi alzati in modo da lavorare la terra e seminare senza chinarsi. Oppure acquistiamo i piccoli oggetti da regalare per la tombola o per gli addobbi natalizi. Cerchiamo di creare un ambiente caldo e d’atmosfera. Ogni tanto facciamo anche venire dei gruppi a suonare”.
D’estate, per quanto possibile, i volontari accompagnano gli anziani in gruppi di sette, otto, dieci fuori dalla struttura per una passeggiata. Li portano a prendere un caffè. A mangiare un gelato. In struttura sono di supporto anche alle suore e alcuni s recano anche a trovare le persone allettate con cui magari hanno instaurato precedentemente un rapporto più stretto. Le salutano, tengono loro compagnia. Ci scambiano due parole.
Bello sarebbe aumentare la partecipazione.
“Io sono moderatamente soddisfatto della situazione di oggi, – spiega Manfredini – nel senso che c’è un numero di volontari che ci permette di coprire tutte o quasi le attività. Però è chiaro che più persone ci sono e più cose si potrebbero fare. Ci sono per esempio dei progetti che abbiamo iniziato singolarmente che vanno un po’ a rilento. Uno è il quaderno personale che raccoglie i ricordi, la vita, la storia di quegli anziani che hanno ancora abbastanza memoria per raccontarli. Oppure adesso che arriva la bella stagione se fossimo di più si potrebbe portare fuori gli anziani più spesso. Il nostro riconoscimento è il sorriso dell’ospite. Quando tu fai una battuta, sorridono. Quando fai un complimento, sorridono. Quando li chiami per nome, ti sorridono. In loro si accende una lampadina e questo è bello. Noi diamo, ma riceviamo anche. Questa è la nostra paga. La nostra ricompensa”.
Ombretta T. Rinieri
Articolo pubblicato su “Il Notiziario” del 13 marzo 2026 a pag. 58
