Arese Sud. L’inerzia della Sansovino obbliga il Comune a intervenire con lo sfalcio del verde – Allarme per un grosso abbandono di rifiuti in via Marconi segnalato da mesi dalle Gav – Sopralluogo di assessore e vigili urbani. Si è in attesa delle risultanze

ARESE – “Io sono un cittadino che abita Arese da vent’anni, mi piaceva il verde. Tre anni fa ho deciso di   oltrepassare il ponte dello scolmatoreMa e vivo in una situazione avvilente. L’erba  non viene tagliata. Pago le tasse al comune, perché non devo avere lo stesso servizio degli altri cittadini? Questa situazione non possiamo  più accettarla. È una problematica? Mica l’ho creata io come cittadino”.

Così si rivolgevano il 19 maggio scorso al sindaco Luca Nuvoli dei cittadini di Arese Sud denunciando la propria condizione di disagio per la mancanza di manutenzioni delle aree verdi e delle rotonde. Nel rispondere,  il sindaco assolveva il centrosinistra:  “La nostra parte politica è sempre stata contraria a costruire ad Arese Sud. È stato fatto. Questa situazione (con la Sansovino srl, ndr) noi l’abbiamo presa di petto. Si sta scivolando su un piano legale con l’incognita di cosa significhi in termini di tempi e certezze”.

Vista l’inerzia conclamata del costruttore Sansovino, il  27 maggio il comune ha incaricato l’impresa Parodi di provvedere  allo sfalcio verde sulle rotatorie, lungo le intersezioni e gli attraversamenti pedonali che impediscono la corretta visuale dei pedoni e dei veicoli rendendone pericoloso il transito, nonostante l’area compresa tra il canale scolmatore, via Monte Grappa e via Marconi spetti alla Sansovino. Costo 29.280 euro.

E se nell’area di Arese Sud il Comune fa sfalciare l’erba addebitandone il costo al costruttore, nel cantiere del data center di Amazon, in un’area nascosta di via Marconi, sempre a Sud di Arese, da mesi le  Gav (guardie ambientaliste volontarie) segnalano al Comune che a ridosso del muro di cinta esterno di una ditta  vi è la presenza di un grosso inquinamento ambientale di fusti e recipienti nonché di strani bivacchi con tavolini e sedie.

Su dei fusti appare l’etichetta UN7191, che indica l’ipoclorito di sodio, prodotto molto pericoloso da non disperdere nell’ambiente. I fusti sono pieni? Sono vuoti? Comunque sia, anche i fusti stessi hanno procedure di smaltimento: cosa ci fanno in questo campo? E gli altri fusti ancora? Nei giorni scorsi l’assessore Martina Spadaro e il comandante della Polizia Locale Gallino hanno provveduto a un sopralluogo e si è ora in attesa delle risultanze.

Ombretta T. Rinieri

Articolo completo del pezzo pubblicato su “Il Notiziario” del 6 giugno 2015 a pag. 57

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