Ordine dei Giornalisti della Lombardia – Intitolata a Franco Abruzzo la “Sala di Presidenza”

Alla Cerimonia presenti la moglie, le figlie e i fratelli. Ricordati l’aspetto umano, il rigore morale, la professionalità  dello storico presidente.  Fra le prossime iniziative a lui dedicate, annunciato un “Premio Franco Abruzzo”
Da sinistra: Vittoria Abruzzo, Riccardo Sorrentino, Diana Zecchinati e Anna Abruzzo

MILANO – Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha intitolato allo storico presidente Franco Abruzzo la “Sala della Presidenza”. La cerimonia, con l’affissione della targa e di un’immagine di “Ciccio”,  si è tenuta il 26 novembre 2025 in via da Recanate alla presenza  della moglie Diana Zecchinati, delle figlie Anna e Vittoria, dei fratelli Giovanni, Vienna e Luigi, del presidente in carica  Riccardo Sorrentino, dei consiglieri dell’Ordine  e di molti amici giornalisti.

Presenti anche Enrico Fedocci, Gabriele Moroni e la sottoscritta in rappresentanza dei 374 colleghi giornalisti, sottoscrittori della petizione lanciata il 16 aprile 2025 sulla piattaforma online change.org con cui si è chiesto che ad Abruzzo fosse dedicato uno spazio simbolico all’interno degli uffici dell’Odg di Milano per ricordare un presidente che per diciotto anni (15 maggio 1989 – 7 giugno 2007)  ha guidato l’Ordine milanese segnando “profondamente la professione con rigore, passione e un impegno costante per la libertà di stampa”.

Analogamente,  negli stessi giorni, il Consiglio meditava qualcosa di simile, sicché il tributo ad Abruzzo si è concretizzato in una comunanza d’intenti.

 

La cerimonia è stata l’occasione per la Famiglia e i colleghi di ricordare l’uomo  e il giornalista Franco Abruzzo

La moglie Diana ha ringraziato a nome proprio e delle figlie Vittoria e Annail Consiglio, il comitato promotore e i sottoscrittori della petizione per il tributo reso  al marito Franco Abruzzo con l’intitolazione  della Sala della Presidenza,  “Perché così – ha specificato –  il lavoro di Franco continuerà a essere ricordato  in questo luogo  che ha significato tanto per lui e motivo della  nostra famiglia di grande soddisfazione. Franco aveva deciso di diventare giornalista praticamente fin dai tempi del liceo ed è stato un uomo appassionato del suo lavoro e della Costituzione”.

Ai tempi di quando studiavamo – ha ricordato la figlia Vittoria rivelando un aspetto familiare di Abruzzo – mio papà andava al giornale nel tardo pomeriggio. Quindi, ci aspettava, ci apriva la porta e faceva le versioni di latino assieme a noi. E anche dopo, quando siamo diventate grandi, nonostante il suo lavoro fosse molto impegnativo, è stato un padre presente, con un amore infinito. Penso che davvero come figlie  non avremmo potuto ricevere di più da un padre”.

Ma c’era anche un aspetto riconoscente e generoso di quest’uomo che solo chi gli stava vicino poteva conoscere. In questo senso, l’episodio più significativo lo ha raccontato la moglie Diana.Franco – ha rivelato – mi ricordava sempre che da bambino, in Calabria, c’era una maestra vicina di casa che all’età di quattro anni e mezzo appena aveva imparato a tenere la matita in mano, gli aveva insegnato a fare le aste e in seguito lo aveva seguito fino alle scuole elementari. Si chiamava Raffaella Barca, veniva da Roma, e non aveva parenti. Quando è morta, non avendo ella nulla e nessuno, è stato Franco a occuparsi della sua sepoltura. E tuttora,  c’è un lumino che deve essere sempre acceso per la sua maestra”.

Franco Abruzzo era d’origine calabrese e nonostante i molti anni vissuti al Nord, a quella terra era rimasto attaccato
Vienna Abruzzo al centro tra le figlie del fratello Franco, Vittoria e Anna

“Una volta – ha raccontato la sorella minore Vienna – eravamo in Calabria ed eravamo andati al cimitero a trovare nostro padre e tutti gli altri parenti. In quell’occasione mi disse: <Io un giorno, vivendo a Milano, morirò fuori dalla mia terra. E io, scherzando, ma proprio scherzando, gli dissi: “Non ti preoccupare, perché faremo in modo di. Ecco, me ne sono ricordata e il giorno che è venuto a mancare sono riuscita ad arrivare in tempo  facendo in modo che Franco andasse via  con la terra di Calabria in un sacchettino tra le mani”. Ed è sempre Vienna che ha raccontato come il rigore del fratello fosse ben conosciuto in famiglia: “Ci ha sempre detto che nella vita bisogna camminare dritti. Tenendo la testa dritta e la schiena  dritta. E, se necessario, dire anche qualche no”.

 

Rigore, coraggio  e Professionalità: la testimonianza di Riccardo Sorrentino che di Abruzzo è stato collega al “Sole24Ore

Vorrei ricordare –  ha detto Sorrentino –  il suo modo di interpretare la leadership come io l’ho conosciuto. Non soltanto come Presidente dell’Ordine, ma anche per quello che per me è stato un collega di frequentazioni quotidiane. Quindi sono qui e sono contento di essere qui, non semplicemente perché  la carica me lo impone, ma proprio per il ricordo che ho di lui. In particolare ricordo un evento di carattere giornalistico rilevante per capire com’era Franco. Mi trovavo con lui al Sole24Ore il giorno dello scoppio della bomba in via Palestro. Erano passate le 11 di sera e al giornale eravamo rimasti in pochi perché il Sole24Ore non è un giornale legato alla cronaca. Però, un evento come quello doveva essere raccontato. In quel momento ho conosciuto un aspetto di Franco Abruzzo mai visto: la freddezza. Di fronte ad avvenimenti così enormi,  si è messo al lavoro per rifare il giornale,  raccogliendo le informazioni dal collega per strada che si trovava là per caso e dalla collega che era rimasta al lavoro. Lui che era una persona estremamente passionale, ma in quel momento assunse un atteggiamento di grande freddezza, come il lavoro richiedeva. Quell’episodio è molto importante perché noi oggi siamo abituati a delle forme di passionalità un po’ disordinate, un po’ caotiche, a delle forme di ignoranza un po’ arrogante. Franco, invece, aveva come quadro di riferimento la Costituzione che a quella sua passionalità, dava l’energia del fare”.

E poi di seguito: “La seconda cosa che vorrei ricordare è il suo coraggio. Noi al Sole24Ore quel coraggio, anche fisico, lo abbiamo conosciuto. Quantomeno  con la sua scrivania. Lui ha avuto il coraggio di aprire un procedimento disciplinare, allora non c’era il Consiglio di Disciplina, nei confronti di alcuni suoi colleghi che avevano fatto delle cose e di radiarli. Poi la prescrizione, diciamo così, è andata in prescrizione. Io in quei giorni ero in quella stanza e ho visto quello che accadeva. Ero uno  stagista e sapevo che quello che stava facendo Abruzzo era la cosa giusta, anche perché lui aveva  questa grande capacità,   e l’ho visto anche come Comitato di Redazione, di fare le  cose giuste, indipendentemente dalla probabilità  di vincere.

 

Ma Riccardo Sorrentino ha voluto anche condividere un aspetto molto umano di Abruzzo che lo ha toccato personalmente.

“Io sono stato  allievo della sua scuola di giornalismo, – ha raccontato – e sono stato ammesso a fare  lo stage nella redazione di ‘Norme e Tributi’  del Sole24Ore che per me era una gioiosa delusione. Gioiosa,  perché ero al Sole24 ore, un giornale importante, però  Norme e Tributi non era esattamente il massimo delle mie aspirazioni. Quando mi sono presentato al giornale, mi hanno deto di aspettare che sarebbe sceso lui. Con la faccia  molto seria, Abruzzo mi ha portato in giro a lungo per le strade, e io  ho immaginato che il mio stage fosse saltato. Invece,  con grande delicatezza, lui voleva semplicemente dirmi, a me che  in quel momento ero solo uno stagista, che c’era stato un dialogo tra il capo redattore di Norme e Tributi e il caporedattore della Finanza (che era rimasta senza persone) che io avrei dovuto spostarmi da Norme Tributi a Finanza. L’avrei voluto abbracciare, ma non osavo, perché in quel momento era ancora solo il presidente. Abruzzo avrebbe potuto semplicemente, come tante persone,  trattarmi come uno stagista, come un pacco. E invece, sapendo che c’erano delle aspettative da parte mia, ha speso un quarto d’ora  almeno per spiegarmi con grande delicatezza del cambiamento. Questo tratto di umanità io non lo dimenticherò mai e per questo annuncio anche che questa non sarà l’unica occasione per ricordarlo. Ce ne saranno delle altre, più ampie per ricordare la sua figura, come ad esempio un Premio. Da stabilirsi se unico e consistente. Oppure se prevederlo per diverse categorie. E’ un impegno e un piacere personale”.

 

Il ricordo dell’amico Piero Lotito

Non so se Franco fosse più affezionato al “Giorno” o al Sole24Ore, – ha detto Piero Lotito, prendendo la parola, – io ricordo bene la sua voce al telefono un giorno di marzo  del 1977. Avevo ricevuto una lettera d’assunzione a termine per tre mesi al Giorno, dopo che per un anno avevo mandato i miei pezzi. Mi disse: “Piero avrai un’assunzione a termine di tre mesi,  ma sicuramente rimarrai”.

In redazione, Franco portava l’impronta della precisione e del rispetto delle persone che poi avrebbe riverberato tutta la sua  carriera da presidente dell’Ordine oltre che di giornalista. In quegli anni la redazione del Giorno era uno scoppiettìo di allegria, di amicizia e Franco era felice di questa atmosfera. Erano però momenti drammatici. C’era il terrorismo e c’era molta criminalità comune. Franco ha corso anche qualche rischio. Se ne parlava con molta circospezione e rispetto, ma senza paura.

Era una redazione molto coraggiosa e Franco ne era fiero. Lo ricordo con molto affetto. Spesso mi accompagnava a casa. Facevamo il percorso in macchina per viale Monza. Allora abitavo in via Guisa, che lì è una traversa. Lui proseguiva per Sesto San Giovanni, dove ha sempre abitato. In macchina prolungavamo tutto ciò che  in redazione ci  eravamo detti, ma sotto un aspetto più umano, più quotidiano. Ricordo le sue considerazioni sulla vita, sulla famiglia, sul piacere di fare il giornalista.

Quando per la prima volta fu presidente dell’Ordine, mi scrisse una lettera parlandomi della Bandiera e della Costituzione, dicendomi che alle sue spalle, alla sua destra aveva posto la bandiera. Questa lettera mi colpì molto, perché nel nostro giornalismo a volte siamo un po’ superficiali, e il fatto che un neo presidente dell’Ordine ricordasse  l’importanza del Tricolore,  mi colpì tanto e a mia volta gli scrissi dicendomi fiero  di questa sua attenzione”.

 

L’importanza dei suoi corsi di giornalismo e della sua disponibilità con tutti i colleghi

“La mia tessera di pubblicista – ha detto  il consigliere Paolo Brambilla – risale ai tempi di Franco. Ma io  porto oggi la  testimonianza di mio fratello Carlo Brambilla, che è stato fino a pochi anni  fa inviato di “Repubblica”, che mi ha detto: “Se vai a questa cerimonia,  dì che io ho seguito  il suo primo corso di giornalismo e che ho un  ricordo meraviglioso della passione che Abruzzo ha trasmesso a tutti noi  allievi, della sua presenza  costante, della sua disponibilità a rispondere a qualunque  domanda che lo studente che arrivava lì, non conosceva”.

“Anch’io – ha ricordato la consigliera Ancilla Fumagalli – sono uscita dal primo corso che è stato organizzato con la legge 150 del 2000. È stato un corso  fantastico che mi ha insegnato tanto. E quello che  più mi colpisce,  è che di tanto in tanto lo chiamavo e lui mi  ha sempre risposto. All’inizio ero titubante, perché mi dicevo io sono una degli ultimi. Sono dell’ufficio stampa di un comune. E invece mi ha seguito. Anche più avanti e quando abbiamo festeggiato il 45esimo della fondazione del  notiziario comunale è venuto alla cerimonia”.

 

L’impegno per un tributo anche dalla Sala Stampa Nazionale

“ Di recente sono stato eletto presidente della Sala Stampa nazionale – ha detto Nicola Vaglia – e devo dire che da una ricerca documentale sta emergendo come anche la Sala Stampa debba a Franco Abruzzo un enorme grazie. Non voglio anticipare nulla, ma anche noi abbiamo in animo di ricordarlo”.

Ombretta T. Rinieri

Leggi anche:

Per saperne di più sulla figura di Franco Abruzzo

Ci ha lasciati Franco Abruzzo

Ricordiamo il presidente Franco Abruzzo

 

Share
error: Content is protected !!