Ricerca Istat sulla “Sicurezza delle Donne”, la violenza online

ROMA – Studiare la violenza contro le donne  contenuta nei social media fornisce informazioni su come i fattori culturali e sociali che alimentano il fenomeno. In questo quadro, dal 2020 L’Istat, in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità della Camera dei  Deputati, ha iniziato ad analizzare come Twitter – X, Instagram e Facebook, Webnews producano oppure  riproducano gli stereotipi di genere, amplifichino il linguaggio violento o generino indignazione e quali nuove forme di violenza di genere emergano nella realtà virtuale.

Il terzo report dell’analisi è stato diffuso nei giorni scorsi e  comprende il periodo che va dal 1°settembre 2024 al 30 settembre 2025 e l’annualità 2020-2025 relativa ai post generati sui canali social con anche l’aggiornamento di quelli contenuti nel primo e nel secondo report , unitamente ai risultati dell’analisi topica  effettuata sul totale dei dati raccolti.

 

La violenza sulle donne raccontata dai social

La violenza online contro le donne, definitiva come «qualsiasi atto, commesso, favorito, aggravato o amplificato dall’uso delle Tlc  o di altri strumenti digitali, che provochi o possa provocare un danno fisico, sessuale, psicologico, sociale, politico o economico, o altre violazioni dei diritti e delle libertà». Studi ed eventi stanno evidenziando la crescita dei movimenti misogini su questo fronte.

Attraverso l’utilizzo di una serie di parole filtro dei contenuti veicolati dai social, l’analisi ha consentito di osservare come tali messaggi siano utilizzati per contrastare, condannare o isolare la cultura dello stereotipo e della violenza di genere e di analizzare se, al contrario, essi esaltino il lato negativo, amplificando i contenuti misogini e di odio.

E’ stato quindi possibile individuare gli eventi o i temi che hanno dato origine alla messaggistica online. I picchi si sono avuti durante eventi commemorativi come la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre,  o in coincidenza di fatti di cronaca o legati a provvedimenti giuridici o discussioni animate da eventi di varia natura (sportivi, culturali, ecc.) che generano reazioni contrastanti tra gli utenti.

 

L’analisi quantitativa dei dati dal 1°settembre 2024 al 30 settembre 2025

Tra il 1°settembre 2024 e il 30 settembre 2025 sono stati analizzati 835.857 contenuti social media. Rispetto ai precedenti report, i canali del Web e Facebook costituiscono i social dove le conversazioni sono maggiormente sviluppate (rispettivamente 283.458 e 235.589 post), seppure di poco, rispetto a X-Twitter (206.115). Sul canale Instagram sono stati prodotti 27.355 buzz e, similmente a quanto già rilevato nei report precedenti, sono 54.815 i contenuti prodotti dalle testate giornalistiche (rassegna stampa).

 

La diminuzione dei post di X-twitter nei vari anni è in parte dovuta al passaggio da Twitter a X che ha generato una progressiva cancellazione degli account. Da Aprile a Ottobre 2023 gli iscritti erano 9.145.723. Nel periodo dal 31 ottobre 2023 al 31 marzo 2024 in Italia si è registrato un calo sensibile degli account di X Twitter: da 8.016.904 a 7.824.833 utenti nel 2025.

Il 24 luglio 2023, Elon Musk ha annunciato ufficialmente il cambio di nome. La trasformazione è stata avviata dopo l’acquisizione della piattaforma da parte di Musk nell’ottobre 2022. (Vedi rapporto DSA Transparency Report -April 2024 sulla moderazione dei contenuti svolta dall’entità internazionale di X, Twitter International Unlimited Company (Tiuc, ai sensi del Digital Services Act (DSA).

L’analisi ha identificato e analizzato solo le opinioni e i giudizi (il modo in cui si parla online), tralasciando i contenuti giornalistici. Tenuto conto che i contenuti informativi sono pari a 485.022, (67,9% dei contenuti totali), quelli non-informativi  229.722, i contenuti d’indignazione 44.829, quelli violenti  41.108.

 Da aprile 2025 la tendenza a condannare la violenza avviene anche in concomitanza con i casi di femminicidio efferati  o in quelli di reveng-porn; mentre persiste una quota di utenti che attaccano violentemente le donne note che intervengono sul tema della violenza sulle donne:  tanto più esse sono soggetti pubblici, tanto più sono vittime di  attacchi d’odio e di manipolazione.

Lo stereotipo di genere costituisce la radice socioculturale della violenza contro le donne. Tuttavia, rispetto al periodo precedentemente analizzato (1° dicembre 2022 – 31 agosto 2024), i post raccolti a partire dall’aprile 2025 presentano una netta prevalenza di sdegno nei confronti di fatti ed episodi relativi alla violenza sulle donne. Comunque sono soprattutto la rabbia e la tristezza ad animare vistosamente il tenore delle discussioni.

 

L’analisi dei post per temi

Sono soprattutto i femminicidi, in particolare di giovani vittime, a generare maggiormente le discussioni social. Ad esempio, il 4 aprile 2025 il femminicidio di Sara Campanella ha totalizzato 4.783 post  e commenti. Il 30 maggio l’omicidio di Martina Colombaro (con la percezione della mancata rete di protezione istituzionale) ha prodotto il picco di 5.075 post.

 

I temi del canale X

Sei i gruppi  ‘topic’. Nel primo (pari al 30,7% del totale delle parole stimate) la discussione si focalizza sugli aspetti legali del tema: le parole “donna” “femminicidio”, “violenza” “uccidere”, “figlio”, “vittima”, “stupro”, “legge”, “omicidio”, “parlare” lo evidenziano.

Il secondo topic (pari al 18,5% del totale) concentra il dibattito sulla violenza all’interno delle mura domestiche e la violenza assistita: lo evidenziano le parole “donna”, “violenza”, “vedere”, “figlio” che configurano esattamente il fenomeno della violenza consumata all’interno delle mura domestiche a cui assistono i figli. Altre parole come “amore”, “portare”, “Dio”, “chiedere”, “corpo”, “animale”, rimandano a discussioni sulla natura inumana delle forme di violenza domestica che impatta sulla crescita dei figli in questi contesti. Con le parole “bambino”, “palestinese” “gaza”, “uccidere”, “guerra”, “donna”, “civile”, “genocidio” nel terzo topic (pari al 15,5% del totale), è evidente il rimando ai temi attuali del conflitto in Medio Oriente.

Il quarto topic, (pari al 13,6%) presenta le parole “legge”, “violenza”, “reato”, “diritto”, guerra”, “genere”. Insieme alle parole “allah”, “cittadino”, “sistema”, “popolo”, “Italia” individua una delle discussioni che si accendono intorno al diritto di cittadinanza di persone appartenenti alla religione musulmana, dove la tutela delle donne vittime di violenza assume, in taluni casi, connotati molto diversi dal sistema di diritto vigente nel nostro paese.

Tutto il quinto topic (12,9%) ruota intorno alle discussioni che si sono sviluppate con la morte dell’attivista statunitense e portavoce della cosiddetta cultura Maga, Charlie Kirk. Oltre al nome dell’attivista,  le parole ricorrenti “violenza”, “uccidere”, “donna”, “vittima”, “politica”, “Italia” richiamano l’effetto generato da questa cultura sui temi della violenza nel nostro Paese.

Infine il sesto topic (8,8%) parallelamente al secondo topic di X, con la frequenza di parole “donna”, “violenza”, “istituzione”, “chiedere”, “denunce”, “denunciare, “giustizia”, “sola”, “Italia”, si focalizza sul sistema legale e giudiziario vigente in Italia  a supporto delle vittime.

 

I topic del canale Instagram

Tre i topic rilevati dovuti al minor numero di contenuti rilevati su Instagram. Il primo e più numeroso (58,5%) suggerisce con le parole “donna”, “violenza”, “#violenzadigenere”, “parlare”, “sentire”, “genere”, “vittima”, “storie”, “commento”, parola” una discussione intorno alla necessità di raccontare la violenza di genere.

Il secondo topic (26,9% del totale delle frequenza stimate), vede post e commenti animarsi intorno al tema del femminicidio (“donna”, “violenza”, “femminicidio”, “uccidere”, “vittima”, “figlio”, “parlare”) e con le parole “Giulia” e “amore” richiama l’ omicidio di Giulia Cecchettin e il tipo di relazione “tossica” stabilita con il suo carnefice.

Il terzo topic (14,6%) richiama ancora il tema delle forme di relazione affettiva che le donne vittime di violenza stabiliscono con i loro carnefici: le parole “amore”, “sentire”, “storia”, “vivere”, “lasciare” evidenziano appunto l’antinomia dell’amore violento all’interno di una relazione di coppia.

 

Analisi degli andamenti per annualità

I dati raccolti consentono di osservare l’andamento negli anni delle conversazioni social attraverso i cinque canali raccolti (X-Twitter, Facebook, Instagram, feeds da Web e rassegna stampa web).  La discussione avviene per lo più su X-Twitter sebbene dopo il 2023 il volume complessivo di tweet diminuisca drasticamente per il passaggio a X: da 1.130.887 del periodo 1° settembre 2020 – 1° settembre 2021, i post passano a 191.760 nell’arco temporale di dodici mesi tra il 2024-2025.

Negli stessi periodi, i post su Facebook sono passati da 30.620 a 217.007 e quelli su  Instagram da 13.698 a 25.454.

I post contenenti linguaggio d’odio sono scesi da 50.057 tra il 1° settembre 2020 e il 1° settembre 2021 a 29.396 nello stesso periodo 2023 -2024, per risalire a 38.206 nel periodo 2024-2025. Parallelamente l’indignazione tra i social rimane stabile  e complessivamente meno diffusa del linguaggio violento, con un picco di diminuzione tra il 2023 e il 2024.

Utilizzando la visualizzazione dei wordcloud, sono state osservate le parole e gli hashtag che annualmente ricorrono maggiormente nel dibattito online. Il femminicidio è il tema che attraversa negli anni la discussione sui social. I fatti di cronaca nera sono alla base delle interazioni. Nello specifico, nel corso del periodo 2020-2021, corrispondente anche alla pandemia, il tema della violenza sulle donne si lega anche alla questione della misoginia e alle diverse campagne social di contrasto alla violenza. Emergono anche nelle conversazioni i nuovi reati definiti dal “codice rosso” del 2019.

Il tema maggiormente dibattuto nel corso del 2021-2022 riguarda lo stupro come forma estrema della violenza sessuale e gli hashtag richiamati nelle conversazioni rimandano anche nel corso di questa annualità alle campagne di sensibilizzazione

Nel 2022-2023 nelle conversazioni i temi della violenza e dello stalking entrano anche passando attraverso i reality show e i programmi televisivi dove il tema viene affrontato con forme e tematiche diverse. Similmente agli altri anni un tema costantemente attenzionato riguarda il body-shaming.

Il tema dello stalking e, di nuovo, il rimando alle campagne di comunicazione costituisce il motivo intorno a cui si sviluppano le interazioni sui social nel 2023-2024. I fatti di cronaca hanno condotto le conversazioni sulla necessità di proteggere le vittime di stalking e sul ruolo svolto dalla cultura patriarcale.

Nel corso del 2024-2025 il tema del femminicidio rappresenta ancora il tema maggiormente discusso nei social, anche a seguito dell’eco mediatico generato dagli episodi di cronaca delle giovani vittime. Da notare l’emergere di discussioni su alcune forme di violenza online come il gaslighting, una forma di manipolazione psicologica nella quale un maltrattante agisce con l’intento di far dubitare il maltrattato della sua memoria e percezione. Si parla anche di consapevolezza e di women empowerment. Inizia ad emergere il tema sulle donne violente.

Ombretta T. Rinieri

Fonte: 

Istat report   novembre 2024

Istat report settembre 2025

Istat report dicembre 2025

 

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