Laureato in archeologia industriale, collaboratore al Centro di Documentazione dell’Alfa Romeo di Elvira Ruocco di cui raccolse il testimone dell’archivio dopo i raggiunti limiti d’età della sua creatrice, oggi Fazio è nel team manager dell’Heritage Historical Stellantis per le certificazioni di autenticità presieduto da Jean Philippe Imparato

ARESE – BOLLATE – “La mattina dell’ultimo fine settimana di ottobre 2007 – ha ricordato Marco Fazio – eravamo a Padova. Iniziavamo a frequentare i saloni di auto e moto d’epoca. Io mi trovavo nello stand dell’Alfa Romeo e come ho avuto modo di fare nei vent’anni successivi, decine e decine di volte, quando si sta negli stand dei saloni si incontra ogni tipo di persona. Fra questo coacervo di persone davvero molto variegato, quella mattina mi si para davanti Marino Parolin, un curioso personaggio che mi parla della figura di Ugo Gobbato e del progetto di un Premio che portasse il suo nome deciso dal comune natale di Gobbato, Volpago di Montello, in provincia di Treviso. Devo dire che in quel momento non avevo una personale, profonda conoscenza di Gobbato, perché pagavamo un periodo un po’ di trascuratezza, magari ci riferivamo ad altre figure, e la sua non aveva la sottolineatura che abbiamo capito, avrebbe sicuramente meritato”.
Fazio rimane affascinato dal racconto di Parolin, concittadino di Gobbato, al punto tale che di ritorno dal Salone di Torino ne parla con Pasquale Oliveri, all’epoca suo diretto superiore, il quale cogliendo la palla al balzo si dichiarò immediatamente favorevole all’iniziativa.
“Con grande entusiasmo, grande risolutezza e grande essenzialità – ha continuato Marco Fazio nel suo racconto, Oliveri mi disse subito – Vai a portare il nostro contributo al “Premio Ugo Gobbato”, ovvero il conferimento di borse di studio agli alunni meritevoli delle scuole medie e superiori. All’epoca eravamo ricchi. Ho stipato il bagagliaio della mia 156 sport wagon blu metallizzato con una trentina di libri di Lugi Fusi per regalarli agli studenti. E così ho fatto. Sono andato a Volpago, che per me era un puntino sulla carta geografica, nel senso che non sapevo neppure che esistesse dato che non c’era neanche la strada che c’è adesso. Un viaggio di quattro ore e mezza. Arrivo e conosco Pier Ugo Gobbato (uno dei figli del direttore generale dell’Alfa Romeo del periodo tra il 1933 e il 1945) in quanto quel giorno si celebrava Gobbato con tutti i suoi discendenti. Così io mi sono trovato in mezzo a queste persone tra un pranzo e una cena che non avevano tra l’altro soluzione di continuità. Ci siamo coinvolti e abbiamo iniziato il nostro rapporto di collaborazione. E’ importante che la scuola e il comune, insieme, celebrino Gobbato con uno sguardo volto al futuro premiando le menti più brillanti del loro comune. Poi, a seconda delle altalenanti amministrazioni comunali, si è un po’ modificata la struttura, anche se di base è sempre la stessa.
Ricordo che i primi anni la premiazione avveniva nella palestra della scuola durante il saggio di tutte le classi, di solito nell’antivigilia di Natale. Successivamente si è deciso di farla in Municipio. L’anno prossimo si terrà la XX edizione ed è bello vedere come non solo si ricordi la figura mitica di Ugo Gobbato per tutto quello che ha fatto durante le due guerre e per l’Alfa Romeo, ma anche tutto quello che ha generato Volpago nell’ambito della cultura della tecnica. E’ bello vedere i traguardi raggiunti da questi ragazzi con il massimo dei voti nel loro percorso di studi, salire sul palco e raccontare dei loro progetti futuri, ricevere un contributo economico, che non guasta sicuramente, dando loro la considerazione delle istituzioni, del mondo della scuola, del mondo civile per quello che hanno fatto e per quello che andranno a fare”.
Nel 2009 l’amministrazione comunale di Volpago ha conferito a Marco Fazio la cittadinanza onoraria per la collaborazione nata tra lui e il comune.
“Una piccola nota personale – ha aggiunto Marco Fazio – in tanti anni di collaborazione, ho potuto constatare le mille difficoltà che persone come Marino Parolin incontrano sul loro cammino nel raggiungere una meta che non è una meta economica, ma una meta di divulgazione della cultura, del sapere e della nostra storia. Per cui grazie Marino per quello che fai e che farai. Vorrei infine aggiungere come la nostra azienda, nei momenti fortunati e in quelli un po’ meno fortunati, tanto o poco, abbia sempre dato supporto alle iniziative in ricordo di Ugo Gobbato”.
Ombretta T. Rinieri
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