Il senso della ricorrenza nel discorso istituzionale del sindaco Nuvoli


ARESE – Domenica 9 novembre Arese ha celebrato il 4 Novembre, Festa dell’Unità d’Italia e delle Forze Armate. Ma, al di fuori degli Alpini, dei Carabinieri, della Polizia Locale, della Giunta Nuvoli e di alcuni politici, pochi e soprattutto anziani i cittadini presenti alla celebrazione.

In settimana, però, non sono mancate le polemiche sui social per la scelta da parte dell’Amministrazione del rito laico per cui si è detto che il sindaco non aveva partecipato alla messa e che le corone non erano state benedette.


Tuttavia, il sindaco in chiesa c’era, seppure senza fascia tricolore, accompagnato dal vice sindaco Mauro Aguggini e dall’assessore al bilancio Paola Pandolfi e le corone sono state benedette nei due cimiteri al momento della loro deposizione davanti al monumento dei Caduti.


Una corona è stata messa anche davanti al monumento al milite di piazza Dalla Chiesa e due vasi di fiori al monumento ai Caduti dei Carabinieri di Nassiriya in piazza 11 Settembre.
L’altra polemica riguarda il senso della ricorrenza del 4 Novembre, ritenuta, sbagliando, superata da quella del 25 Aprile,sempre e dappertutto più partecipata.
Ora, il 3 novembre 1918 il generale Armando Diaz firmò con l’Austria-Ungheria a Padova, in Villa Giusti, l’armistizio che, entrato in vigore il successivo 4 novembre, pose fine alle ostilità sul fronte italiano del primo conflitto mondiale. Per l’Italia la resa dell’Austria determinò il ritorno di Trento e Trieste all’interno dei confini dell’Italia a completamento delle lotte risorgimentali per l’indipendenza del nostro Paese dal tacco di imperi stranieri, cui le generazioni prima di noi furono duramente assoggettate.
La Festa del 4 Novembre ha dunque il doppio significato di celebrare la conquistata Unità Nazionale e di ricordare simbolicamente il sacrificio del passato e l’impegno nella Difesa sempre presente delle nostre Forze Armate.
Perché un popolo che si riconosce per storia, lingua, cultura e costume (la Nazione) non può essere libero e indipendente se non ha un proprio territorio definito (la Patria) dove prosperare e vivere in pace, giuridicamente e internazionalmente riconosciuto e organizzato (lo Stato sovrano). E’ il motivo per cui in Palestina si parla di “due popoli e due stati” affinché ci sia rispetto reciproco. E’ la ragione per cui armeni e curdi sono perseguitati. E’ il perché della mancata resa dell’Ucraina dopo quasi quattro anni di ‘operazione speciale’.

Il 4 Novembre ha per l’Italia un significato importante così come, peraltro, ce l’ha il 25 Aprile. Altra ricorrenza che celebra la riconquistata libertà dell’Italia e il sacrificio di soldati e civili. Soldati costretti a partire in guerra da un dittatore velleitario (ricordo che i disertori venivano fucilati), molti finiti prigionieri nei campi di concentramento dopo l’armistizio con gli anglo-americani dell’8 settembre 1943 per aver scelto di non servire la repubblica di Salò, tanti morti e tanti confluiti nella Resistenza. Resistenza che fu formata da popolari, socialisti, cattolici, comunisti, monarchici, partito d’azione e da gente estranea ai partiti che ha parimenti lottato contro i nazifascisti. A loro e ad Alcide De Gasperi si deve riconoscenza per la dignità che l’Italia poté avere sui tavoli dei trattati alla fine della seconda guerra mondiale.
Dunque due ricorrenze che ricordano e celebrano il sacrificio del popolo italiano che dovrebbero parimenti essere partecipate e non oggetto di sterili polemiche nel mondo virtuale dei social.
“Al termine del primo conflitto mondiale – ha ricordato il sindaco di Arese Luca Nuvoli nel suo discorso istituzionale – l’Italia completa il percorso unitario con l’acquisizione delle ultime porzioni di territorio che non erano ancora entrate a far parte del giovane Stato costituitosi nel 1861. Unità d’Italia significa comune appartenenza, solidarietà, cultura e comune sentire. E’ grazie al sacrificio dei nostri uomini delle forze armate e delle nostre donne che si è concluso il processo unitario del 4 novembre 1918 ed è ai rappresentanti delle forze armate oggi presenti e a quanti operano per garantire pace e sicurezza nel nostro Paese che va il sentito ringraziamento mio, dell’amministrazione comunale e di tutta la città di Arese. Ma questo non basta. Al sentimento nazionale occorre aggiungere quello europeo, per la causa sociale, per il mondo libero e giusto.
Infine un ringraziamento speciale agli amici alpini anche oggi protagonisti di questa cerimonia: alto è stato il vostro sacrificio durante i conflitti mondiali, durante la lotta di resistenza e nelle situazioni in cui avete servito la Patria. Ma sono certo che ancora molto fate e farete per il nostro Paese e la nostra città. Arese e il vostro sindaco sono orgogliosi di voi”.
Ombretta T. Rinieri
Articolo pubblicato su “Il Notiziario” del 14 novembre 2025 a pag. 66
