
ARESE – Lo scorso fine settimana il Gruppo Alpini “Peppino Prisco” di Arese ha iniziato a celebrare i suoi 25 anni di appartenenza all’Associazione nazionale alpini ‘vestendo’ le strade cittadine con il tricolore. Patos e storia del corpo militare si sono poi intrecciati venerdì 2 ottobre al Cinema Teatro di Arese nello spettacolo: “Il Cappello…racconta” portato in scena dalla Compagnia Teatrale Aresina per la regia di Ettore Cibelli con il coinvolgimento del Coro Ana di Limbiate.

Un grande cappello con la penna nera simbolo degli alpini realizzato dagli studenti del liceo artistico ‘Lucio Fontana’ Agata Missana, Angelo Randazzo, Greta Rossi, Marika Gennaro e Sara Mori troneggiava in mezzo al palcoscenico e prendeva vita raccontando attraverso la voce degli attori Gino Perferi, Gianluca Dotti e lo stesso Cibelli, il legame indissolubile tra il cappello in feltro e il soldato del corpo di fanteria più antico al mondo.
Nati nel 1872 per proteggere i confini montani settentrionali dell’Italia con Francia, Impero austro-ungarico e Svizzera, gli Alpini sono le truppe da montagna altamente specializzate dell’esercito italiano così come lo erano per il regio esercito. Hanno combattuto la loro prima missione in Africa nel 1888. Lungo il fronte italiano nella Prima Guerra Mondiale e nel teatro greco-albanese nonché in Russia nella Seconda Guerra Mondiale. Sono stati impegnati nella guerra in Afghanistan e sono attivi nelle missioni italiane all’estero.
Cappello, zaino, scarponi e un fucile da 4 chili è la dotazione del soldato alpino.
C’è voluto un anniversario e uno spettacolo per ricordare il sacrificio di migliaia di giovani caduti in guerra per dare la libertà alle generazioni dopo di loro. Per rendere palpabile la loro angoscia, la loro paura di non poter più tornare a casa, ma di non aver per questo indietreggiato dal loro dovere di difendere l’Italia.

E’ per volontà dei reduci, per non dimenticare ed essere ancora utili, che nel 1919 è nata l’Ana. I volontari dell’associazione svolgono svariati compiti al servizio dei civili, spesso dei più fragili, fra cui il più impegnativo è quello prestato nella Protezione civile durante tutte le calamità.
Là, dove si soffre e c’è bisogno d’aiuto, sono sempre presenti. Sono in mezzo a noi. Lavorano per noi in silenzio, con umiltà e generosità. E noi spesso non ce ne curiamo.
A questa stirpe di uomini appartiene il Gruppo Ana di Arese, che sabato 4 ottobre li ha visti riuniti nella chiesa Maria Aiuto dei Cristiani per il concerto del Coro Ana di Milano e domenica sfilare per le vie di Arese fino a piazza Dalla Chiesa per la deposizione di una corona al Monumento dei Caduti, ascoltare i ringraziamenti a loro rivolti dal sindaco Luca Nuvoli e gli interventi del presidente della sezione di Milano Valerio Fusar Imperatore e del capo gruppo di Arese Marco Maino.

Fusar Imperatore ha ricordato i padri fondatori del Gruppo ‘Peppino Prisco’ Giuseppe Borella e Vittorio Mucci, che fu amico personale di Peppino Prisco, medaglia d’argento al valor militare, e invitato la politica a dare la possibilità ai ragazzi di impegnarsi nella protezione civile così importante nelle calamità che spesso investono il nostro Paese. In ambito Ana, per esempio, fra le specialità c’è l’idrogeologico e perfino una squadra droni.
Maino ha ripercorso la storia del Gruppo Alpini di Arese iniziata con il piantare fisicamente degli alberi fino a organizzare una volta all’anno la stracada, un corsa che non è solo per i runner professionisti, ma che coinvolge anche le famiglie, i diversamente abili e gli anziani della rsa Gallazzi Vismara: “Per dare un occhio attento a tutta la società – ha detto Maino – e non solo a quelli sani e belli”. Nativo di Legnano, Maino si è iscritto al gruppo nel 2016 una volta trasferitosi ad Arese. “Ciò che mi ha colpito – ha proseguito – è stato il senso di famiglia con cui sono stato accolto dal Gruppo”.


Senso di famiglia e di accoglienza di cui ha parlato anche il parroco Jean-Claude Ngoy nella messa celebrata per gli Alpini nella cappella del Centro Salesiano assieme al direttore don Davide Perego al termine della quale il “veccio” Ettore Tagliabue, 98 anni il 27 dicembre di quest’anno, ha recitato la preghiera dell’alpino.
Si può entrare a far parte del Gruppo Alpini di Arese anche come Amici senza aver necessariamente svolto il servizio militare nel corpo.
“Qui c’è sempre da fare – dice il segretario Franco Dellupi – anche solo per preparare la marea di scartoffie necessarie ogni volta che gli Alpini organizzano una iniziativa, un servizio o partono con la protezione civile”.
Iscrizioni aperte a donne e uomini fino agli ottant’anni d’età.
Ombretta T. Rinieri
Articolo pubblicato su “Il Notiziario” il 10 ottobre 2025 a pag. 59
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