Al Teatro Civico di Rho il racconto del “Grande Torino”

RHO(o.t.r.) – Si conclude il 31 marzo prossimo al Teatro Civico di Rho  con la rappresentazione “Il Grande Torino – Una cartolina da un Paese diverso” il progettoCampioni di lettura” finanziato da Fondazione Cariplo  su richiesta comune di Rho.

Scritto a quattro mani dal giornalista di Tuttosport Marco Bonetto e da Gianfelice Facchetti, figlio del capitano dell’inter Giacinto nonché attore e collaboratore Rai. Lo spettacolo racconta della morte il 4 maggio 1949 di tutta la squadra nello schianto aereo di Superga.  Un racconto che ha preso spunto dagli oggetti ritrovati nelle valigie della squadra sparsi fra i rottami dell’aereo.

Sarà Gianfelice Facchetti, cresciuto a Cassano d’Adda, il paese di Valentino Mazzola, uno dei calciatori del Torino, ha rievocare sul palco del teatro rhodense le gesta di quei campioni ‘invincibili’, la cui ascesa calcistica iniziò il 28 aprile 1946 con la vittoria sulla Roma per 7 a 0.

Il racconto teatrale di Gianfelice Facchetti arriva dopo un podcast realizzato per Raiplaysound. Le musiche sono degli Slide Pistons, (Raffaele Kohler, Luciano Mac-chia, Francesco Moglia).

Di seguito uno stralcio del racconto:

“Oltre a maglie, regali, ricordi, dentro c’erano i sogni ritrovati di una generazione e di un Paese intero, il nostro, che a quella squadra si era aggrappato come si fa con qualcosa di salvifico quando tutto sta andando giù – spiegano gli autori – Immaginiamo che in quel giorno del ’49 non sia accaduto nulla, nessuna tragedia; spostiamo indietro il calendario e sfogliamo l’album dei ricordi: prima cartolina, seconda, terza, fino a ritrovare le radici e i protagonisti di una pagina di storia rimasta incollata agli occhi della memoria.

Nomi, cognomi, luoghi, date. Il “Grande Torino” era una cartolina da un Paese diverso, da un luogo in cui le valigie della gente non contenevano nulla perché erano state svuotate dalla guerra, erano povere e da riempire ancora di tutto: di cose materiali e indispensabili, ma anche di rivalsa, di sogni, di vita. La favola tragica dei ragazzi in maglia granata, parla dei sogni infranti di una generazione che dopo la seconda guerra Mondiale si era rimboccata le maniche e aveva cercato di riprendersi la vita in mille maniere diverse.

Una di queste è stata sicuramente lo sport, prima il ciclismo poi il calcio, proprio grazie al Torino che tutti amavano, da nord a sud. C’era fame di vita e di fiducia in qualcosa da cui cominciare a ricostruire. E c’era anche sete di rivincite, di vittorie, di orgoglio calpestato da troppo tempo e finito sotto i piedi. In un quadro rassegnato, fu lo sport a fornire qualche appiglio al Paese intero”.

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